Inferno – I luoghi del nuovo film di Ron Howard

Il nuovo film di Ron Howard, tratto dall’omonimo romanzo di Dan Brown, ha sempre come protatonista il professor Robert Langdon. In questa vicenda l’arte e la letteratura italiana si legano ad una minaccia di bioterrorismo: “Inferno” ruota infatti attorno al capolavoro di Dante, la Divina Commedia, e all’antica minaccia della peste nera, che qui viene creata in laboratorio da uno scienziato facente parte di una società segreta chiamata “Consortium”. Ma quali sono le location che sono state utilizzate nel film? Molte sono quelle realmente descritte nel libro, mentre altre scene sono state girate negli studi cinematografici di Budapest.

FIRENZE

E’ qui che Langdon si sveglia in un’ospedale con una ferita alla testa e un’amnesia che non gli consente di ricordare gli avvenimenti dei giorni precedenti. Viene accudito però dalla dottoressa Sienna Brooks, che sarà sua compagna in questa nuova avventura. Langdon si rende conto che nella sua giacca è stata nascosta una capsula per materiale biologico contenente un cilindro medievale e collegato ad un proiettore ad alta tecnologia: l’immagine proiettata è la Mappa dell’Inferno dantesco di Sandro Botticelli, con un anagramma da decifrare.
 Esplicitamente ispirata alle descrizioni della Divina Commedia, la mappa illustra la geografia dell’Inferno nella classica sezione a imbuto, ripresa poi in tutta l’iconografia successiva. Fu dipinta a olio da Botticelli fra il 1480 e il 1490. Langdon a poco a poco inizia ricordare di essere giunto a Firenze per delle ricerche su Dante Alighieri: con l’aiuto di Sienna riesce ad entrare all’interno del giardino di Boboli e da qui a raggiungere Palazzo Vecchio passando dal Corridoio Vasariano.
 Il Corridoio Vasariano è un passaggio sopraelevato che collega Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti attraverso la Galleria degli Uffizi e la sommità del Ponte Vecchio: venne realizzato da Vasari nel 1565 e voluto dai Medici per consentire alla famiglia di muoversi fra la sede del potere (Palazzo Vecchio) e la residenza (Palazzo Pitti) senza mai uscire all’aperto. Una volta arrivato a Palazzo Vecchio, Langdon capisce che l’anagramma contenuto nella capsula è un riferimento alla scritta “CERCA TROVA”, parole che appaiono nel dipinto di Giorgio Vasari “la Battaglia di Marciano”, che si trova nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, ancora oggi sede del consiglio comunale.
Vi è un’ulteriore curiosità legata al dipinto e alle parole che vi appaiono: dalla precedente planimetria del palazzo, risulterebbe infatti che sotto a questo dipinto vi sarebbe una seconda parete, ospitante l’affresco della “Battaglia di Anghiari” dipinto da Leonardo da Vinci. Gli studiosi stanno ancora accertando la cosa. Langdon ricorda inoltre che dietro alla maschera funebre di Dante, posta all’intendo del museo del palazzo, vi è un ulteriore indizio, che conduce i due a Venezia.

VENEZIA

L’indovinello parla infatti del doge Enrico Dandolo: pertanto Langdon e Sienna iniziano delle ricerche nella Basilica di San Marco. La chiesa fu edificata a partire dal 820 per ospitare le reliquie di San Marco trafugate, secondo la tradizione, ad Alessandria d’Egitto da due mercanti veneziani: Buono da Malamocco e Rustico da Torcello. La basilica attuale risale aalla costruzione iniziata dal doge Domenico Contarini nel 1063 e continuata da Domenico Selvo e Vitale Falier, che ricalcò fedelmente le dimensioni e l’impianto dell’edificio precedente. La splendida decorazione a mosaici dorati dell’interno della basilica fu completata alla fine del XII secolo.

ISTANBUL

Tuttavia Langdon scopre che il doge è invece sepolto a Istanbul, nella chiesa di Santa Sofia. Il luogo dove lo scienziato avrebbe nascosto la sacca del virus è infatti un’antica cisterna nei pressi del museo (Yerebatan Sarayi) La basilica, dove Santa Sofia è da intendersi come la Divina Sapienza, è é uno dei principali monumenti di Istanbul. Fu cattedrale cristiana di rito bizantino fino al 1453 e sede patriarcale greco-ortodossa (Patriarcato ecumenico di Costantinopoli), cattedrale cattolica (1204-1261), poi moschea, infine museo dal 1935. Nota per la sua gigantesca cupola, apice dell’architettura bizantina, fu terminata nel 537. Santa Sofia rimase la chiesa più grande del mondo per quasi 1000 anni, sino al completamento della cattedrale di Siviglia.

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